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Alcol: Scafato (Iss), usare web per autovalutazione rischio dipendenza

Postato il 23 settembre 2011 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

Roma 22 set. (Adnkronos Salute) – ‘Sfruttare’ il web per individuare le persone che bevono male, o meglio consumano alcol in modo rischioso, aprendo la strada alla dipendenza. Per valutare questo pericolo la comunità scientifica ha da tempo messo a punto un test, validato a livello internazionale, con il quale i medici identificano le persone problematiche. “Sarebbe utile, in un prossimo futuro, inserire nei siti web questo strumento, che può essere utilizzato per l’autovalutazione, grazie al sistema del punteggio. E’ un progetto a cui stiamo lavorando insieme alla Spagna, la Catalogna in particolare”, spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol (Iss), a Boston per la conferenza internazionale Inebria (International Network on Brief Interventions for Alcohol Problems).
Al congresso statunitense, in particolare, Scafato presenta l’esperienza italiana dell’Istituto superiore di sanità, che organizza i corsi gratuiti per i medici (Ipib identificazione precoce intervento breve), finanziati dalla presidenza dl consiglio (Dpa), nei quali si insegna ai camici bianchi, ‘l’intervento breve’ con colloquio motivazionale, per indurre al cambiamento chi beve male. Prevenire, insomma, si può. “Il problema – dice Scafato all’Adnkronos Salute – è intercettare le persone a rischio. E ciò non può essere casuale né affidato solo ai camici bianchi. Esistono, infatti, persone che non vanno dal medico, non entrano in contatto con il servizio sanitario”. Da qui l’utilità del web, “già utilizzato in molti Paesi”.
“Negli Usa – aggiunge Scafato – questo tipo di test viene proposto, con semplici cartoncini, nelle sale d’aspetto dei dentisti che, al momento della visita, se si identifica il rischio, invitano i pazienti a rivolgersi al medico in grado di proporre un intervento breve. Si è costituito, insomma, un network che intercetta e aiuta a prevenire”. L’apposito test di ‘identificazione’, messo a punto negli anni dalla comunità scientifica si chiama Audit (Alcohol Use Disorders Identification Test), è un semplice questionario composto da 10 domande, ma le cui prime 3 sono sufficienti a definire il rischio (la frequenza di consumo; le quantità consumate; le eventuali occasioni di consumo di 6 o più bicchieri in un’unica occasione). I punteggi che consentono di stabilire se il consumo individuale è a rischio sono diversi per i due sessi, vista la maggiore vulnerabilità del sesso femminile a livelli più bassi di alcol.

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