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Bimbi aggressivi, cosa fare?

Postato il 27 marzo 2012 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora


Nei bambini, la linea che divide una normale vivacità dalla tendenza all’ aggressività è molto sottile; questo fa sì che alcuni gesti o comportamenti possano suscitare interpretazioni differenti: alcuni adulti considerano normale l’espressione della vivacità e della turbolenza, per altri ogni comportamento “fuori dalle righe” dei bambini viene percepito come inadeguato e inaccettabile. Importante è l’osservazione dei bambini e la comprensione delle ragioni del loro atteggiamento. Non bisogna mai perdere di vista che la prepotenza può essere una manifestazione di indipendenza o un modo per esprimere il proprio disappunto; tutti noi infatti abbiamo un istinto chiamato aggressività, necessario alla sopravvivenza. L’importante è che non si trasformi in un comportamento offensivo e di prevaricazione.

I bambini inclini a scoppi di collera e comportamenti aggressivi non sono cattivi o pericolosi. Spesso usano infatti questa emozione solo per farci comprendere quello che stanno provando e che non sono ancora in grado di esprimere bene a parole. Anzi la rabbia è utile. Un buon rapporto con questa emozione è un vantaggio che il bambino si porterà dietro per tutta la vita. E’ una forza vitale, un istinto di difesa e l’emozione più sincera e spontanea in cui il bambino si rivela. Di fronte alla rabbia dei bambini spesso i genitori devono gestire non solo le sue reazioni, ma anche le proprie: le sue intemperanze risvegliano nei genitori insofferenza, nervosismo, altra rabbia e un senso di smarrimento.

Come si manifesta
In vari modi, come aggressività verso le persone, i giochi, gli arredi o se stesso. Può essere aggressività fisica e verbale. Si può manifestare anche attraverso comportamenti che la rendono meno riconoscibile: inappetenza, disordine esagerato, ipermobilità, mutismo, svogliatezza, tendenza all’isolamento. In questi casi la rabbia è più subdola e forse anche più pericolosa, perché il bambino stesso non la riconosce.

Motivi che scatenano la rabbia

• E’ una forma di autoaffermazione: è la prova che tiene a se stesso e non sopporta di subire.
• E’ un modo per chiedere aiuto: da un segnale della sua sofferenza.
• E’ uno strumento per saggiare i suoi limiti.
• E’ una richiesta d’amore.
• Può essere legata alla gelosia.
• Può nascere dalla frustrazione.
• Segnala la paura di abbandono.
• Può nascere dai litigi con i compagni.

Cosa fare
Si può insegnare al bambino a elaborare strategie per incanalare meglio la collera e disinnescare da soli le risposte negative di questa potente emozione. Se il bambino capisce che noi rifiutiamo la sua rabbia la sfogherà altrove (sul fratellino, contro le cose….).
Prima di tutto è importante mantenere la calma, senza rimproverarlo, ma attendendo con pazienza che si calmi. In questo modo vede che non ci irritiamo, si sdrammatizza la situazione e si tranquillizza immediatamente.
Poi è importante avvicinarsi a lui e rassicurarlo. Una volta sbollita la rabbia si può chiedere al bambino che cosa l’ha turbato a quel punto. Questo lo aiuta a riflettere e a conoscersi meglio.

Cosa non fare

• Arrabbiarsi più di lui: ti metti sullo stesso piano e perdi autorevolezza.
• Soffocare l’emozione: più la reprimi più la amplifichi.
• Cercare di farlo ragionare: troppe parole non gli fanno arrivare il messaggio più importante.
• Punirlo severamente: perdi la tua credibilità.
• Prenderlo in giro: si sentirà incompreso.

Come aiutare a incanalare e scaricare le tensioni
Un bambino non ha la stessa disinvoltura a usare il linguaggio per mediare le pulsioni forti che irrompono in lui. Siamo sempre noi, a dover insegnare loro a incanalare l’energia che prorompe dalla rabbia in forma costruttiva, in modo che il bambino non si senta cattivo e in colpa. Se vogliamo aiutarli a capire usiamo il linguaggio più consono: quello del gioco o della fiaba.

Uno stop deciso
Ci sono situazioni nelle quali la rabbia del bambino sfocia in vere e proprie crisi nelle quali rischia di perdere il controllo, e di farsi male. In questo casi la cosa più importante è fare sentire al bambino che, se lui non è capace di tenere a bada ciò che lo fa infuriare, noi sappiamo farlo per lui. Occorrerà intervenire in modo deciso, lasciando i discorsi a quando la tempesta sarà passata.
Inoltre bloccalo fisicamente quando è travolto da un impeto di ira. E’ un segno che interpreta come se qualcuno si preoccupa per lui. Se fa i capricci si può dare uno stop fermo con il tono della voce pacato, ma inflessibile. Lo rassicura, lo aiuta a confrontarsi e ad accettare l’autorità.

Silvia Trevaini

Newsmediaset

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