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Dietrofront: essere positivi non aiuta a star meglio

Postato il 4 gennaio 2012 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

Secondo alcuni scienziati pensare positivo non aiuta a stare meglio, specialmente se si è affetti da malattie gravi

Tante teste, tante idee… Ma anche tante ricerche e tanti risultati. Se molti studi recenti – come quello dell’Università di Pittsburgh che mostrava come le persone ottimiste avessero un’aspettativa di vita più lunga di almeno dodici anni  – indicavano la positività come un elemento importante della salute umana, oggi se n’è appena concluso uno che afferma esattamente l’opposto: l’ottimismo non serve assolutamente a nulla in fatto di salute, ma neppure nel recupero da una malattia.

Chi abbia davvero ragione è difficile scoprirlo, però possiamo vedere come i ricercatori dell’Università della Pennsylvania School of Medicine siano arrivati a una simile ipotesi.
Lo studio in questione ha preso in esame 4.600 persone di età superiore ai 30 anni, e affette da cancro. Secondo gli studiosi, il loro atteggiamento positivo o negativo nei confronti della vita non influiva affatto sulla loro sopravvivenza.
Il professore di psicologia, e autore dello studio, dottor James Coyne afferma che nessuno degli studi precedenti indicanti l’ottimismo come “pillola” della salute era di buona qualità. Nei suoi studi invece ha, guarda caso, notato che il senso di benessere interiore che avevano alcuni malati di cancro non aveva avuto alcun impatto sullo stato di salute o sulla loro sopravvivenza.

Come il dottor Coyne anche altri ricercatori sono estremamente preoccupati del fatto che sempre più persone inducono le altre a ottenere benefici dal loro atteggiamento positivo. Questo, a detta degli specialisti, può far più male che bene (Sic!).
Claire Murrel, responsabile presso il Barts e il London Hospital Cancer Unit, ha notato che a troppe persone viene detto di essere positivi in seguito a una diagnosi di cancro, quando in realtà queste persone hanno bisogno di essere realiste e sapere che avranno dei momenti in cui emotivamente si sentiranno molto male.

«Penso che alcune persone affette da cancro stiano molto male nel momento in cui si rendono conto che, nonostante il loro atteggiamento positivo, non sono stati guariti», spiega Murrel al Daily Mail. Tutto è iniziato probabilmente in seguito a una vecchia ricerca compiuta su mille persone che frequentavano la Mayo Clinic negli Stati Uniti. Le persone che erano state classificate come ottimiste avevano il 19 percento in più di possibilità di essere ancora in vita rispetto a chi aveva un atteggiamento pessimista. Ma questo, affermano i ricercatori, è ben diverso dal dire che l’atteggiamento positivo renda la persona più sana.

Secondo Gerard Molloy, presidente della Società Britannica per il comitato scientifico del comportamento della medicina, se l’ottimismo può essere in qualche modo collegato a una sopravvivenza più lunga, l’atteggiamento positivo nei confronti della vita non può fare altrettanto.
«Per me, il rimanere positivi a volte è più difficile che avere a che fare con gli effetti collaterali della  chemio e avere il cancro», afferma Molloy.
 «Alcune delle prove più forti ruotano intorno a determinati tipi di personalità. Ma il tipo di personalità è, per definizione, impossibile da cambiare. Penso che l’idea di adottare una psicologia positiva sia  arrivata al di fuori dagli Stati Uniti, dove c’è una cultura  “Yes we can” e il benessere sembra essere appeso alle falde di questa cultura», conclude Molloy.

Al di là di ogni dottrina, esperimento, studio o statistica è bene, tuttavia, fare delle considerazioni importanti. La prima è che la differenza tra personalità ottimista e pensiero positivo è molto sottile e difficilmente un medico tradizionale è in grado di comprendere il vero stato interiore del paziente così come l’eventuale cambiamento della personalità che non è impossibile ma semmai molto complicato. La seconda è che se un paziente decide di avere un atteggiamento positivo non è certamente da demonizzare, anzi. Anche se non gli permetterà realmente di allungare la propria vita (anche qui calcolata solo a livello statistico perché è impossibile sapere quanto tempo avrebbe vissuto con atteggiamento negativo), è possibile che riesca a vivere gli ultimi suoi giorni nel migliore dei modi. Perché negare anche questo a un malato di cancro? Perché dirgli subito che soffrirà, che starà male e che vivrà poco tempo? L’importante – in alcuni casi – non è vivere un mese in più, ma vivere serenamente il tempo che resta. Non è facile per un malato terminale, ma a nostro avviso nessuno ha il diritto di togliergli questa possibilità.
[lm&sdp]

Foto: ©photoxpress.com/Corto Maltese

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