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È umido e la congestione nasale si aggrava, perché?

Postato il 18 ottobre 2011 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

La congestione nasale pare peggiori in presenza di umidità

Il tempo si fa umido, freddo… sono tutti segni che è iniziata a buon diritto la stagione autunnale, che si avvia gradualmente verso quella invernale.
Al tempo uggioso spesso, ahinoi, si accompagnano i primi raffreddori e le prime congestioni nasali. Queste, a quanto sembra, però sono aggravate dalla presenza di umidità nell’aria calda. E proprio l’influenza dell’umidità nel riuscire o meno a far passare aria dal naso è stato l’oggetto dello studio da parte dei ricercatori del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia (Usa).

«Trattamenti efficaci potrebbe richiedere l’attenzione sul ripristino dell’umidità e la temperatura ottimale nel flusso d’aria nasale del paziente», ha commentato il principale autore dello studio, dottor Kai Zhao, bioingegnere presso il Centro Monell. Lo studio completo è stato pubblicato su PLoS ONE (Public Library of Science ONE).
Per la sua ricerca, Zhao ha reclutato 44 volontari sani che dovevano valutare i sintomi di congestione nasale dopo aver respirato aria da tre scatole: una scatola contenente aria di una stanza con umidità normale, un’altra contenente aria secca a temperatura ambiente, e la terza contenente aria fredda.

I volontari, dopo aver eseguito tutti i test di respirazione, hanno riferito di aver provato una riduzione nella congestione nasale dopo aver respirato sia l’aria fredda che l’aria secca, in confronto con la scatola che conteneva l’aria della stanza. I rapporti di congestione scendevano significativamente nel caso dell’aria fredda.
I dati raccolti hanno mostrato che il fattore umidità era determinante per la migliore o peggiore respirazione nasale. Ciò che è apparso evidente è che minore era l’umidità, minore era anche la congestione nasale.

I ricercatori hanno quindi ipotizzato che sia proprio il tenore di umidità e la temperatura a influire sulla congestione nasale e a come circola l’aria all’interno della cavità nasale, e il conseguente minore o maggiore raffreddamento all’interno del naso.
Pare che sia poi questo raffreddamento a essere rivelato dei sensori all’interno del naso che agiscono sul senso e la quantità di flusso d’aria che deve passare e che, infine, rende più o meno difficoltosa la respirazione.
«Qualcuno nel deserto, a parità di condizioni, dovrebbe sentirsi meno congestionato di qualcun altro che sta nella giungla  – ha commentato Bruce Bryant, coautore dello studio – Per via del basso tasso di umidità del deserto, vi è più raffreddamento evaporativo all’interno del naso, in modo che la temperatura dei passaggi nasali è più bassa. Questo porta a una sensazione di flusso d’aria maggiore, e meno sensazione di ostruzione».
Quindi si respira meglio quando l’aria è secca in modo naturale, anche se calda. Cosa che non avviene quando per esempio in casa si accendono i termosifoni;  in questo caso è bene umidificare l’aria per evitare la secchezza delle mucose, suggeriscono gli esperti. La stesso migliore flusso nasale avviene con l’aria fredda non umida.
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