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La sindrome metabolica: come combatterla

Postato il 14 aprile 2014 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

donna_verdure500La “Sindrome metabolica” è una condizione caratterizzata dalla presenza contemporanea di diversi squilibri metabolici, ognuno dei quali è già da solo un indice di rischio cardiovascolare. È ovvio che se questi sintomi coesistono, il rischio di malattie cardiocircolatorie aumenta in modo importante. La Sindrome metabolica era già stata ipotizzata verso la metà del secolo scorso, veniva definita come “Sindrome X”.

C’è una parola, o meglio un prefisso, che più di tutte caratterizza la società in cui viviamo: IPER.
“Iper” è un accrescitivo che bene esprime la frenesia nella quale siamo giornalmente immersi e che concorre a renderci sempre più stressati e spesso malati. Sicuramente l’ipernutrizione e l’ipercinesi contribuiscono ad alterare i nostri equilibri fisiologici rendendoci più vulnerabili sul piano fisico e mentale e più incapaci di gestire i nostri reali bisogni anche e soprattutto dal punto di vista alimentare.
La nostra alimentazione, quasi senza che ce ne accorgiamo, diventa iperacida, iperproteica, ipercalorica, iperglicemica e noi ci trasformiamo in individui sovrappeso, affetti da ipercolesterolemia e ipertensione, sempre più ansiosi e nervosi, con un incontrollabile e ingiustificabile appetito che spesso si trasforma in desiderio ossessivo.
Il quadro clinico può complicarsi, ed ecco che subentra la sindrome metabolica: un insieme di sintomi e fattori di rischio (ecco il perché di sindrome). Il punto di partenza è una silenziosa insulino-resistenza che porta all’aumento del grasso addominale, per arrivare poi a stati infiammatori e alle patologie cardiovascolari: è un monito che ci invita ad adottare uno stile di vita più sano.

È possibile capire se si è affetti da sindrome metabolica?
Sì, se si presentano contemporaneamente almeno tre di questi fattori di rischio:

• un aumento del girovita (>102 cm negli uomini, >88 cm nelle donne)
• elevati livelli di trigliceridi (>150 mg/dl) ebassi livelli di colesterolo HDL (130/85 mmHg)
• elevati livelli di glicemia a digiuno (>100 mg/dl)
• fame eccessiva e difficilmente controllabile

Cosa fare con l’alimentazione
Si è visto recentemente che per ottenere un significativo miglioramento delle alterazioni metaboliche è sufficiente una riduzione del peso pari al 10 % del peso iniziale. La dieta deve essere ipocalorica, iposodica, ricca in fibre, con pochi zuccheri semplici, con pochi grassi animali e scarso apporto di colesterolo.

Il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi saturi (formaggi, carni grasse, burro, margarina, dolci confezionati) fanno aumentare significativamente il livello di colesterolo nel sangue, con i rischi che ne conseguono, viceversa, il consumo di cereali integrali, di legumi, di frutta e verdura, un moderato consumo di pesce, carni bianche e del buon olio extra vergine d’oliva si associano alla sua riduzione, questo perché questi alimenti sono ricchi di costituenti con effetto benefico e protettivo nei confronti del nostro organismo.

Quindi possiamo concludere che la “Dieta mediterranea” è quella che più ci protegge dal rischio cardiovascolare. Il contenuto in carboidrati della dieta, nel paziente con sindrome metabolica, deve aggirarsi intorno al 50%, tale valore è più basso rispetto alla popolazione generale e a quella diabetica, perché una percentuale maggiore indurrebbe una riduzione di colesterolo HDL ed un aumento di trigliceridi. In questi pazienti deve essere incoraggiato il consumo di carboidrati complessi piuttosto che degli zuccheri semplici, il consumo di alimenti a basso indice glicemico e ricchi di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali).

In conclusione

Numerosi studi scientifici hanno recentemente dimostrato che per migliorare un quadro complesso come quello della sindrome metabolica può essere utile:
• seguire un regime alimentare con basso tasso di carboidrati semplici come la farina bianca e gli zuccheri raffinati: molta frutta e verdura, tagli magri di carne bianca o pesce, evitare alimenti conservati o fritti, optare per erbe e spezie al posto del sale
• aumentare l’attività fisica: dai 30 ai 60 minuti al giorno di esercizio fisico di intensità moderata, es. camminare di buon passo
• assumere giornalmente una valida integrazione alimentare a base di fibre vegetali, soprattutto solubili come inulina, così da accelerare il transito intestinale ( le sostanze nocive e pro-infiammatorie staranno meno a contatto con la mucosa intestinale), rallentare lo svuotamento gastrico ( si avvertirà un maggiore senso di sazietà) e aumentare l’eliminazione degli acidi biliari ( si ridurranno l’assorbimento e la produzione di colesterolo)
• garantire una buona disponibilità alimentare di cromo che favorisca il riequilibrio tra massa corporea grassa e massa magra.

Silvia Trevaini

Videonews

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