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Macchie cutanee, cosa fare per dirgli addio

Postato il 4 maggio 2014 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

visoLe macchie della pelle di color marrone, chiamate anche ipercromie o ipermelanosi, costituiscono oggi un problema per il quale molte donne, ma sempre più spesso anche uomini, cercano la consulenza dermatologica. Oggi approfondiamo l’argomento insieme alla Dott.ssa Sabine Pabisch, dermatologa presso il Centro Medico Visconti di Modrone

Sono molteplici le ragioni che concorrono alla formazione di tali macchie, perlopiù localizzate al viso, al collo  e al dorso delle mani.

In primo luogo viene invocata la luce ultravioletta con prolungate esposizioni solari nel tempo che con il passare degli anni può provocare macchie  nelle sedi più esposte come la fronte e gli zigomi.

Le macchie brune, infatti, che compaiono talvolta già dopo i 40 anni, vengono percepite come segno antiestetico. Nella cultura asiatica sono addirittura considerate il segno principale di invecchiamento, prima ancora delle rughe o della perdita di tonicità della cute.

Talvolta però si possono presentare macchie o chiazze iperpigmentate multiple nella parte alta del viso e intorno alla bocca, essenzialmente in seguito a stimoli ormonali e successiva esposizione solare. Tale condizione chiamata melasma compare spesso durante o dopo gravidanza o sotto terapia anticoncezionale ed è indice di una aumentata produzione di melanina da parte dei melanociti in quella sede. Le chiazze possono regredire lentamente, se adeguatamente foto protette. Si tratta però di una condizione altamente invalidante dal punto di vista estetico, chiamata anche con il nome di “maschera gravidica”.

Dott.ssa Sabine Pabisch, dermatologa presso il Centro Medico Visconti di Modrone

Dott.ssa Sabine Pabisch, dermatologa presso il Centro Medico Visconti di Modrone

Frequentemente si osservano anche esiti pigmentati in sede di traumi o infiammazioni pregresse, soprattutto in persone con fototipo scuro che tendono a pigmentarsi là dove prima vi era arrossamento e infiammazione.

Molte pazienti invece giungono all’osservazione con chiazze brune insorte dopo applicazione di cosmetici o sostanze profumate e successiva foto esposizione. Si tratta di una reazione foto tossica provocata caratteristicamente dall’olio di bergamotto o da altre sostanze estratte da piante ad alto potenziale irritativo. Fortunatamente, si osserva soltanto in una piccola parte di soggetti venuti a contatto con tali sostanze, perché  non tutti  suscettibili in egual misura.

Va posta molta attenzione anche all’assunzione di farmaci foto sensibilizzanti per bocca. Le tetracicline o gli antimalarici, per esempio, sono in grado di provocare colorazioni ipercromiche cutanee.

Certamente tutte queste condizioni vanno sottoposte all’occhio esperto del dermatologo che con  attenta anamnesi, esame clinico e dermoscopico adeguato potrà distinguere l’origine e la natura delle macchie in esame ponendo in diagnosi differenziale condizioni ipercromiche congenite,  tumorali o conseguenti a malattie sistemiche.

Le terapie a disposizione del dermatologo, infine, sono molteplici e vanno adattate al tipo di macchia, alla sede e al tipo di cute del paziente.

Si spazia dalla semplice foto protezione e dall’uso di creme contenenti sostanze schiarenti, all’uso di peeling chimici.

Sul versante tecnico oggi i laser  e le apparecchiature di diatermocoagulazione a radiofrequenza  assicurano una riuscita estetica soddisfacente nella maggior parte dei casi, senza provocare dolore.

Importante però, per una buona riuscita, è anche la condotta del paziente nel periodo dopo un trattamento: dovrà evitare infatti l’esposizione solare per un mese per non provocare una recidiva che può talvolta insorgere su cute trattata, se non adeguatamente protetta.

Silvia Trevaini

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