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Medicina tibetana, la millenaria arte della guarigione

Postato il 23 gennaio 2012 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

Anche la Medicina tibetana utilizza, tra gli altri, la diagnosi del polso

Oggi la scienza e la medicina occidentale sembrano aver fatto passi da gigante e senz’altro in molte specializzazioni è vero. Tuttavia non bisognerebbe dimenticare che vi sono tecniche millenarie, come la medicina ayurvedica e tibetana, che ancora oggi in alcuni casi lasciano sbalorditi scienziati ed esperti del settore.

Si tratta di tecniche antichissime che, una volta approfondite, fanno sottintendere in certi ambiti una conoscenza e un livello medico di gran lunga superiore al nostro. Tecniche che ritengono impossibile curare il corpo senza considerare anche il paziente, la sua vita e la sua mentalità. Una sapienza, quindi, praticamente sconosciuta in Occidente, dove i limiti della medicina sembrano essere ancora moltissimi. Paradossalmente maggiori di quanti possa averne una sistema di origini millenarie come la medicina tibetana.

I capostipiti di questa cultura medica si basano sul fatto che può essere considerata sana «una persona i cui cinque aggregati [forma, sensazione, riconoscimento, volizione e coscienza primaria] sono in equilibrio e i cui umori, energie fisiche e secrezioni sono in completa armonia e regolate in maniera uniforme.
«Fisiologicamente il corpo è costituito da tre umori, sette energie fisiche e tre secrezioni», spiegano Yeshi Dhonden e Lobsang Rabgay, medici del Medical Tibetan Center nel libro “Medicina Tibetana” edito da Red Edizioni.

Alcune delle caratteristiche citate come gli umori (Dosha) non vengono prese in considerazione dalla medicina Occidentale e per tale ragione, spesso, alcune cure falliscono.
I tre umori sono rappresentati dal Lun, Tripha e Pekèn che equivalgono ai dosha Vata, Pitta, Kapha della medicina Ayurvedica. Rispettivamente sono collegati all’elemento aria, bile e flemma.
Ma prima di spiegare il motivo per cui i Dosha sono così importanti nella prevenzione e cura di una malattia è bene fare una precisazione importante, precisazione a noi occidentali totalmente sconosciuta. Perché ci ammaliamo? Tutti probabilmente se lo chiedono, e forse le tecniche antiche possono dare una risposta esauriente e convincente: «la causa di tutte le malattie è ignorare la reale condizione di esistenza del sé. Tale ignoranza provoca la rinascita nell’esistenza ciclica, il soffrire malanni e tanto altro. Ignorare la vera condizione del sé genera i tre veleni: desiderio, odio e chiusura mentale che a loro volta disturbano le funzioni fisiologhe del corpo producendo rispettivamente aria, bile, flemma», continuano Rabgay e Dhoden sulle pagine di “Medicina Tibetana”.

Secondo questa antica arte  – perché è più che medicina, si tratta di arte vera e propria – i disturbi causati dal flemma si manifestano nella parte superiore del corpo; quelli causati da bile, nella parte centrale e quelli causati dall’elemento aria nella parte inferiore.
Per diagnosticare la malattia, come in tutte le discipline orientali, il medico non si serve (quasi mai) di analisi di laboratorio, ma è in grado di comprendere l’origine del problema per mezzo di un’attenta osservazione del paziente. Verifica le urine (colore, bolle, odore, trasformazioni nel tempo ecc.), controlla il tipo di pelle, la lingua e le unghie. E soprattutto, utilizza l’esame del polso: un esame accuratissimo – utilizzato in tutte le discipline orientali – in grado di verificare con estrema precisione la provenienza del disturbo.

Dopo di che, un altro fattore importantissimo è il dialogo. Dialogo che ai nostri giorni viene praticamente sostituito con una visita rapida e una ricetta farmacologica. Si può dire che la differenza sostanziale sia che in Occidente il medico sappia poco della vita del proprio paziente, mentre il terapeuta che diagnostica con metodi orientali conosce praticamente ogni cosa di lui.
Una volta diagnosticato il problema il medico tibetano propone diversi tipi di terapie, alcune delle quali qui praticamente sconosciute. Tra queste ci sono le terapie lenitive a base di polveri, burri medicati,  sciroppi essiccati e vini medicinali. Oppure le terapie depurative come le medicazioni nasali, gli emetici, i clisteri (non tradizionali)  e i purgativi. O, ancora, veri e propri farmaci preparati attraverso l’ausilio di minerali, prodotti animali o vegetali. Ogni farmaco ha un tipo di sapore caratteristico che ne imprime il potere medicinale  – tipico di quel sapore.

Sono invece considerate terapie complementari i massaggi, i bagni medicamentosi, gli impacchi, i salassi e la moxa. Poi ci sono altre tecniche da noi talmente ignorate da essere considerate al limite tra stregoneria e fantascienza, delle quali solo un vero esperto potrebbe mostrare l’effettiva efficacia. Tra questi ultimi possiamo menzionare il potere dei mantra, con i quali solo terapeuti di alti livelli sono in grado di imprimere una sorta di forza spirituale a un farmaco per portare alla guarigione un malato difficile. Oppure attraverso alcuni riti come per esempio il Mendrub (potenziamento medicinale) con cui viene aumentato il potere curativo dei farmaci.
A livello pratico, comunque, i maggiori pericoli per la nostra salute sono rappresentati da invidia, odio, paura ed emozioni simili. Quando queste divengono abituali possono insorgere vere e proprie malattie croniche. Ciò accade, perché, per esempio, alcuni tipi di emozioni dilatano o contraggono eccessivamente le arterie attraverso i nervi vasomotori. Gli stati affettivi stimolano o riducono la secrezione delle ghiandole ormonali, arrivando fino al punto di modificarne anche la composizione chimica.

Pelle e muscoli possono variare in seguito a complicanze del sistema digestivo che a sua volta può essere modificato da un eccesso di ansia (generalmente squilibrato dall’elemento Lun/Vata). Ma il vero “controller” centrale sembrano essere le arterie che «registrano tutti i mutamenti e le attività organiche», spiega Rabgay.
Insomma, la medicina Tibetana è senz’altro una medicina completa che non solo offre metodi diagnostici precisi ma che, cosa non di poco conto, tiene in considerazione tutto l’individuo senza fare distinzione tra mente e corpo. Si potrebbe dunque dire, in quest’ottica, che il medico tibetano cura il malato, mentre il medico occidentale solo la malattia (ammesso che non ne sopprima soltanto il sintomo).

Spiegare in un solo articolo, o in un solo libro, le potenzialità di quest’arte millenaria è comunque riduttivo o semplicemente impossibile. E’ senz’altro importante conoscerne i pilastri fondamentali ed eventualmente approfondirli nel modo che si ritiene più opportuno. Che si tratti di malati o di medici, la conoscenza della medicina tibetana non può far altro che renderci persone migliori e più consapevoli della nostra esistenza.
[lm&sdp]

Il Libro
Medicina Tibetana, la millanteria arte di curare, sintesi delle più grandi tradizioni dell’antichità. A cura del Tibetan Medical Center – Red Edizioni, €.16,50
Il libro, scritto a 5 mani dagli esperti del Tibetan Medical Center, è un viaggio alla scoperta delle più antiche tradizioni ed ha lo scopo di introdurre il lettore alla medicina tibetana. Il libro spiega quali sono i componenti dell’essere umano (alcuni dei quali totalmente ignorati dalla medicina occidentale), i metodi diagnostici e alcune delle piante utilizzate in terapia. Vengono presi in esame diversi casi reali risolti o comunque migliorati grazie all’ausilio di questa tecnica millenaria. Casi che comunque non venivano compresi (e quindi curati) da medici occidentali. Quando i sintomi vengono ritenuti da noi aspecifici, mentre da loro vengono riconosciuti quasi immediatamente.
Al termine del libro viene riservato uno spazio abbastanza ampio anche alle tecniche complementari come lo yantra yoga, tecnica dalla quale si possono trarre molti vantaggi se abbinate a cure mediche (orientali). Vengono trattati ampiamente anche argomenti delicati come il cancro, itterizia, problemi dermatologi ecc. Interi capitoli sono destinati alla conoscenza dell’esame del polso, dell’urina, della farmacognosia e dell’embriologia associata al karma.

Gli autori:
Enrico dell’Angelo: dirige dal 1989 l’Istituto Shang-Shung, un centro studi sulla cultura tibetana.
Yeshi Dhonden: ha studiato a Lhasa ed è stato medico persone del Dalai Lama per circa vent’anni.
Blache Christine Olshak è una studiosa delle culture orientali.
Lobsan Rabgay è monaco e medico, laureato in medicina tibetana. Dirige una clinica a Nuova Delhi.
Sonam TopGay è un medico formatosi nella scuola tradizionale di medicina tibetana.

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