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Neonati al mare: ecco come abituarli all’acqua

Postato il 15 agosto 2013 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

14 ago

Per un neonato l’ambiente acquatico dovrebbe essere molto più familiare della vita “all’asciutto”: è nel liquido amniotico che ha trascorso nove mesi di vita, è qui che ha sviluppato i suoi sensi e si è esercitato nei primi movimenti. Non stupisce, quindi, che i bambini appena nati abbiano con l’ acqua una confidenza assoluta. E vadano in apnea senza timori. Compito dei genitori è solo aiutarli a mantenere questa confidenza con l’ acqua, fin dalle prime esperienze: in piscina come a casa e in questo periodo anche al mare.
Oggi il nostro esperto Antonio Acampora, allenatore di nuoto e personal trainer presso la palestra Skorpion di Milano, indica  quelli che sono i comportamenti generali da tenere per i primi approcci di bimbi sotto l’anno di età con l’acqua di mare.
In modo tale da non traumatizzare i piccoli, soprattutto se non abituati al contatto con l’acqua.

  • È meglio evitare di immergere direttamente il piccolo nell’acqua del mare. Per i primi giorni meglio utilizzare una piscina gonfiabile e dei piccoli pupazzetti morbidi per il mare. Fatto questo posiziona la piscina sulla spiaggia e riempila d’acqua. Se l’acqua è troppo fredda, lasciala riscaldare qualche minuto al sole.
  • I bambini molto piccoli non dovrebbero fare il bagno prima delle cinque del pomeriggio, per evitare che l’impatto con l’acqua eccessivamente fredda possa traumatizzarli.
  • L’acqua di mare,  può risultare sgradevole agli inizi, provocare arrossamenti agli occhi e piccoli conati di vomito. Nei primi giorni utilizzare i momenti sul bagnasciuga per farli ambientare o effettuare qualche gita sul canotto con mamma e papà per favorire il contatto fisico con la superficie acquatica.
  • L’utilizzo di mute o magliette in lycra è molto efficace per gestire al meglio gli sbalzi di temperatura tra la spiaggia e l’acqua del mare.
  • Per abituarlo all’impatto con l’acqua salata è consigliabile lasciarlo giocare sul bagnasciuga, facendogli battere le manine e i piedini sull’acqua in modo che gli schizzi gli arrivino in faccia e in bocca
  • Dopo il bagno, che non dovrebbe durare più di una ventina di minuti, al bambino va dato immediatamente da bere. Perché l’acqua di mare tende a disidratare la pelle.
  • Una volta uscito dall’acqua, il bambino va asciugato e gli va applicata immediatamente una crema protettiva.
  • Per evitare problemi, asciugare molto bene le orecchie del bimbo facendo uscire tutta l’acqua.
  • Dopo qualche giorno  procurati un salvagente con mutandina protettiva, inserisci il bambino e prova ad immergerlo con te nell’acqua del mare. Fai questa operazione lentamente finché ti accorgerai che a lui piace. Evita comunque le ore più calde e bagna la testa del piccolo.

Antonio Acampora

COME TENERE IL BAMBINO IN ACQUA

Quando ci sentiremo abbastanza sicuri e il nostro bambino avrà preso sufficiente confidenza con l’ambiente, possiamo immergerci insieme a lui. È  consigliabile iniziare con dei piccoli piegamenti nell’acqua bassa per cercare di far vincere al bambino la paura di mettere la testa sotto l’acqua. Poi si prova a far salire le gambe, facendo scendere le spalle il più possibile sotto l’acqua. A questo punto il genitore può far appoggiare le mani del bambino sulle proprie spalle, e mantenendogli il busto può aiutarlo a scendere sott’acqua con le spalle e a distendere le gambe. In questo modo il bambino si sentirà sicuro inizierà a sbattere le gambe e, a mano a mano che acquisterà fiducia, anche le braccia. Oppure si possono tenere le  mani sotto  vicino al torace e lasciandolo libero di muovere e scalciare con le gambe. Spieghiamo al nostro bambino che in acqua è necessario muovere gambe e braccia per sostenersi e rimanere a galla. Aspettiamo  che il bimbo ci chieda di nuotare da solo, di sua iniziativa, di essere “lasciato”, per provare da solo a stare a galla. Rimaniamo vicini a lui, rassicurandolo e incoraggiandolo. I primi movimenti saranno scoordinati e confusi ma, lentamente, il bambino prenderà fiducia e sicurezza. Una volta imparato a stare a galla e a trattenere il respiro per fare piccole immersioni, un paio di braccioli potranno essere molto utili per insegnare i movimenti in maniera fluida e coordinata, e per far sì che il nuoto continui ad essere un piacevole gioco senza diventare faticoso.

BRACCIOLI E SALVAGENTI PER MARE E PISCINA

In base alle competenze acquisite dal bambino si sceglie l’ausilio più idoneo, al fine di consentirne un corretto sviluppo dal punto di vista motorio e cognitivo. Se i braccioli vengono infatti usati in modo indiscriminato, limitano lo sviluppo naturale e la propensione all’esplorazione del mondo acquatico da parte del bambino. Se il bimbo manifesta un buon movimento delle gambe, apprezzerà l’utilizzo della ciambella, sempre in presenza di un adulto. All’aumentare del movimento delle gambe del bambino, si potrà effettuare un progressivo sgonfiamento della ciambella per favorire il processo di autonomia in acqua che il bimbo sta sperimentando. Si può utilizzare un canotto per aiutare i bambini a prendere confidenza con l’acqua. Il canotto può anche essere utilizzato come mezzo di trasporto di uno o più bambini. I braccioli sono da considerarsi indispensabili nel momento in cui il genitore, desideroso di rilassarsi, voglia non correre rischi in prossimità del bordo vasca in piscina. L’attenzione in questi luoghi non è mai esagerata e quindi una protezione in più, risulta essere indispensabile. Meglio non utilizzare ciambelle dotate d’imbragature: oltre che pericolose, non consentono lo sviluppo della pedalata. Anche l’utilizzo di tutine con galleggianti non sono raccomandabili perché falsano il galleggiamento e non permettono al bambino di sperimentare sbilanciamenti e squilibri, che si configurano come molto istruttivi.

Silvia Trevaini

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