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Pediatria: Fimp, morbillo ancora un rischio, serve prevenzione nazionale

Postato il 10 agosto 2011 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

Roma, 10 ago. (Adnkronos) – Il morbillo è ancora un rischio in Italia, dove la vaccinazione contro la malattia – raccomandata per i bambini – registra spesso risultati piuttosto differenti a livello regionale. Con alcune aree ‘virtuose’ che, attraverso l’invito attivo alla prevenzione, proteggono una percentuale maggiore di piccoli pazienti e riducono il numero di casi. E regioni dove, invece, c’è meno attenzione e più rischio. “Ma il morbillo è una malattia importante, con gravi rischi di complicazioni, contro cui bisogna tenere alta la guardia. Serve una prevenzione nazionale”, spiega all’Adnkronos Salute Giuseppe Mele, presidente della Fimp, Federazione italiana medici pediatri. “Le vaccinazioni – continua Mele – devono essere assolutamente considerate come livelli essenziali di assistenza: un obiettivo del Paese, non della singola Regione. Proprio in questo campo, infatti, si possono registrare le conseguenze nefaste di un regionalismo spinto, affidando il criterio di scelta delle politiche sanitarie esclusivamente al bilancio delle Regioni”. Mele ricorda che il “morbillo non è una malattia che i bambini devono superare da soli, come ancora troppo spesso continuiamo a sentire”. Ci sono, infatti, rischi di complicazioni dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite, laringite, diarrea, polmonite fino alla più temibile encefalite (infiammazione del cervello).
“I pediatri – aggiunge – consigliano la vaccinazione e indicano la necessità di attivare il richiamo, per consentire una completa immunizzazione: ci deve essere una prima dose tra il 12esimo e 15esimo mese e l’altra, un richiamo, che può andare dai 3 ai 4 anni. Se questo non avviene, i livelli di copertura e di risposta anticorpale possono essere non sufficienti”. Serve inoltre l’impegno delle Regioni all’informazione attiva dei genitori: “Ci sono Regioni che hanno una copertura del 60% e altre che arrivano fino al 90%, ma sicuramente l’obiettivo dell’Oms che era del 97%, l’eradicazione quasi completa nel 2015, è lontano”. In generale, per i diversi vaccini dell’infanzia, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità “le coperture vaccinali per alcune malattie sono ancora oggi disomogenee sul territorio. Tuttavia, nel complesso, i dati della sorveglianza indicano che il 95% dei bambini nati in Italia riceve le vaccinazioni previste dal Calendario nazionale per il primo anno di vita, contro difterite, tetano, polio, pertosse, Haemophilus influenzae B (Hib), epatite B, mentre l’85% dei bambini viene vaccinato nel secondo anno di vita contro morbillo, rosolia e parotite”. E’ importante quindi “non abbassare la guardia”, conclude Mele, ricordando che in Emilia Romagna, nella provincia di Rimini, negli ultimi mesi si sono registrati 4 ricoveri di bimbi in età scolare per complicazioni da morbillo. E in tutti casi i genitori, invitati all’immunizzazione dei piccoli, avevano rifiutato .”In generale, però, una buona informazione alle famiglie – conclude Mele – resta un elemento importante”. “I nuovi genitori, nelle Regioni dove c’è una vaccinazione attiva e vengono invitati a vaccinare i piccoli, difficilmente non lo fanno. Al contrario, dove tutto questo non avviene, si possono registrare percentuali più basse di protezione”.

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