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Salute: social network ‘agrodolci’ per i malati, studio promuove Facebook

Postato il 2 novembre 2011 Autore in Benessere | Nessun Commento per ora

Roma, 31 ott. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Social network ‘gioia e dolore’ dei cybernauti malati. Per alcuni queste reti di contatti su Internet possono rivelarsi molto utili, con aggiornamenti continui e la possibilità di contattare specialisti e consulenti ‘doc’, anche lontani da casa, ma per altri possono rappresentare un rischio. E’ quanto emerge da due diversi studi presentati al meeting dell’American College of Gastroenterology in corso a Washington DC. Il primo lavoro mette in luce i benefici di Facebook per i pazienti sopravvissuti al cancro dell’esofago, mentre il secondo evidenzia i rischi di disinformazione in cui può incappare chi soffre di malattie infiammatorie dell’intestino, navigando su YouTube.
I ricercatori della Mayo Clinic in Florida hanno scoperto che ‘FB’ è una risorsa importante per i pazienti e i familiari che si trovano ad affrontare decisioni importanti dopo la diagnosi di cancro esofageo. “Abbiamo lavorato con successo con un gruppo fortemente motivato di 65 pazienti che sono stati diagnosticati e trattati per cancro esofageo e displasia di Barrett”, ha spiegato Herbert Wolfsen. Obiettivo del progetto era quello di creare una comunità online attraverso un gruppo su Facebook, per assistere i pazienti e le famiglie, aiutandoli a prevedere e affrontare le sfide rappresentate da chirurgia e fase post-operatoria. Dal 2008 Wolfsen e il suo team hanno reclutato i pazienti e le loro famiglie in un gruppo interattivo della Mayo Clinic su Facebook. La pagina di discussione ha aiutato i malati e i familiari ad affrontare questioni delicate come la dieta, i problemi di deglutizione e il rigurgito, fornendo anche opzioni di trattamento e un supporto mirato durante il recupero.
In un secondo studio, i ricercatori della Cleveland Clinic Foundation hanno analizzato i primi 100 video sulle Ibd (malattie infiammatorie intestinali) più visti su YouTube. Scoprendo che i contenuti postati sul web erano decisamente ‘poveri’ e poco precisi, o addirittura errati. “I medici e i loro pazienti devono essere consapevoli delle informazioni fuorvianti pubblicate dai malati stessi o dalle aziende farmaceutiche, che spesso postano video per farli apparire come filmati di pazienti quando invece in realtà si tratta di pubblicità aziendali”, sostiene Saurabh Mukewar. Insomma, “queste fonti non sono trasparenti”. La malattia di Crohn e la colite ulcerosa sono le forme più comuni di malattia infiammatoria intestinale, e riguardano oltre 1,4 milioni di americani. Ebbene, secondo lo studio è opportuno essere molto cauti quando si scarica un video sul tema da YouTube.

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